
"Clochard"

"Il violinista"
“Non sono un grande
ottimista, quindi non mi aspetto il sole tutte le mattine, ho
imparato necessariamente, a vivere bene anche quando piove.”
Sicuramente,
Alessandro Marsili, alias Aniuskalex, non avrà dalla sua
l'ottimismo, ma so con certezza, che le sue immagini esprimono e
raccontano a pieno la sua emotività di recensore della
quotidianità. E' un fotografo che non sa dire di no a quel
fluido creativo che è la sua creatività, e noi –
parlo di tutti quelli che apprezzano i scatti – restiamo ogni
volta, e ancora una volta senza parole.
Sa parlare di se,
mostrandosi vittima di quell'estro, che ogni volta necessita della
non rinuncia. L'ironia è vitale anche nella fotografia, ed è
ben rappresentata, soprattutto nel: “ Il violinista “, che
Alessandro, impossessandosi dell'arte meticolosa della parola, né
racconta aneddoti e spaccati di quel passato, che resteranno
per sempre vivi nel suo presente futuro.
Concretamente, la sua
poetica fotografica, potrebbe essere definita “il mondo di
Aniuska”, se paragonato ad un'altro suo scatto: “ Clochard “,
che vive nell'intera prevalenza dell'uomo su tutto quello che lo
circonda. Alessandro vive, si racconta con gli occhi del suo
obiettivo d'autore, anche se ama definirfirsi fotoamatore...c'è
ancora tempo...del resto, nella sua intervista, Alessandro
Marsili, parla della sua anima, e “ Aniuskalex “ è il
risultato del suo amore per l'immagine...
Tutti i lavori di
Alessandro Marsili, sono presenti nella sua galleria personale:
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qui.
1-Il sentirsi prigionieri della propria anima e credere che una nuova vita si svegli ogni giorno è il saldo che il cuore riceve dalle proprie azioni. E' il tuo modo di vivere la tua fotografia?
Assolutamente sì!! Non sono un pragmatico, ma un istintivo particolarmente sensibile. Vivo emozionandomi di continuo. Tutto ciò che fa parte del quotidiano, dai rapporti con gli altri, alla fotografia, all’arte, alla musica, al rapporto anche con se stessi, mi deve emozionare. Non sono un grande ottimista, quindi non mi aspetto il sole tutte le mattine, ho imparato necessariamente, a vivere bene anche quando piove.
2- Credi che la sensibilità sia una dote indispensabile per un buon fotografo?
Credo sia la parte predominante. Ovviamente dipende anche dal tipo di fotografia cui ci si dedica. Spesso nel commerciale è necessariamente lasciata in secondo piano a vantaggio del messaggio che si vuole promuovere. Altresì nel campo del reportage, che sembrerebbe escludere qualsiasi emotività, le grandi foto sono specchio di un’enorme sensibilità.
3- Scegliere uno scatto ideale, per te, significa abbandonarsi all'istinto o all'abilità metodica di una pre-scenografia?
Difettando di buona tecnica, mi sono avvicinato alla fotografia soltanto da un paio d’anni, idealizzo tanto, e ovviamente mi colpisce più l’attimo che trasmette, che la vera e propria preparazione. Non nascondo che sto lavorando tanto, leggo, guardo centinaia di foto ogni giorno, mi rapporto con tanti altri, fotoamatori e non. Cmq. Da quando sono entrato a far parte delle community fotografiche mi ritrovo ad osservare tutto quello che mi circonda con sguardo diverso. Ho come acutizzato questo senso. Ora quando osservo, è come se preparassi il taglio per una foto, il problema è che mi capita sempre di più.
4- Esiste lo scatto perfetto?
Si!! Quando c’è un mix di sensibilità, preparazione tecnica, mezzi fotografici importanti, credo proprio di sì. Poi c’è anche la visione che ognuno di noi ha del perfetto, quanto questo rappresenta le proprie convinzioni. Mi son imbattuto spesso in commenti, su alcune foto, che erano lontane dai canoni di regola fotografica, ma ovviamente più sensibilizzati sul proprio modo di vedere, bruciature, sottoesposizioni, distorsioni prospettiche,etc.etc. Sto scoprendo piano piano i grandi fotografi del passato, per lo meno quelli che mi emozionano e anche nel mio piccolo,riferendomi a tanti commenti letti, vi trovo alcuni difetti. Lo scatto perfetto è quello che a primo impatto ti suscita,quello che non hai bisogno di star lì e sforzarti di capirlo, per quello c’è la pittura ed altre forme d’arte, ma quello che è immediato. Quello che trasmette ..emozioni! Altresì e qui faccio mie le parole di Alessandro Murgia.” Lo scatto ideale crea una visualizzazione guidata della realtà”.
5- La fotografia in bianco e nero, conserva un fascino proprio, e se ben rappresentata riesce ad esprimere l'idea e l'attimo in cui si ha a disposizione. Perchè la tua passione per la fotografia in bianco e nero?
Perche è l’enfasi della drammaticità,della tristezza,del romanticismo, anche dei torvi pensieri. Il colore è più per il gaio, per la promozione, e per l’appagamento visivo. Lo amo particolarmente anche perchè, non enfatizza al meglio tanti difetti e aberrazioni cromatiche che spesso le digitali hanno proprie. Il B/W lascia tanto più spazio all’immaginazione ed in più trasmette sensazioni forti.
6- Secondo te, quando il bianco e nero può o deve essere sostituito con il colore?
Qui ovviamente mi ripeto, difficilmente ho visto foto in b/n di bambini felici, che giocano, difficilmente ho visto foto di reclame in b/n che ci aiutino a sorridere o ci spingano a cercare poi quell’oggetto tra gli scaffali, raramente ho visto foto in b/w che trasmettono grande spensieratezza. Il colore, ma sarebbe più corretto dire una gamma particolare di colori è fatta per l’appagamento visivo e per la gioia. Sembrerebbe che io sia portato ad una visione di buio e toni cupi no non è cosi, se devo fotografare fiori, animali, c’è il colore che illumina e rende appagata la vista. C’è una sola eccezione che mi regala romanticismo nel colore e sono le albe e i tramonti magari con il mare come protagonista.
7- Inseguire uno scopo significa avere fiducia nelle proprie capacità. Esiste un fotografo a cui ti ispiri o cerchi di seguirne la strada?
Tralasciando i grandi; Andrzej Dragan, Henrì Cartier-Bresson, Helmut Newton, Elliott Erwitt etc.etc. (Dragan usa i colori nelle sue foto ma composti con grandi Toni cupi). Entrando a far parte delle community fotografiche ho visto tante, tante belle foto ma chi mi impressiona tanto per il suo modo di giocare con le luci e per i ritratti è Enzo del Pozzo, per le foto di reportage Massimo Massignani , per le panoramiche da landscape Paolo Pagnini e tanti altri...
8- Il primo scatto rappresenta un momento della propria emotività che ogni fotografo cerca di conservare in sé. Perchè il tuo primo scatto? Quando, hai realizzato che non potevi vivere senza macchina fotografica?
Il primo scatto vero, non quelli che si fanno in famiglia o nelle occasioni di festività, dove l’importante è scattare, magari tagliando a metà il corpo o facendo entrare di tutto nello scatto,..la prima volta in Tunisia dove con una compattina digitale andavo per la Medina di Hammamet a fotografare i portoni delle abitazioni, veramente belli e fantasiosi, di tutti i colori e forme. Sono ormai sei mesi che non mi muovo, anche quando vado al lavoro, senza la macchina fotografica, giuro che sta diventando una malattia..devo curarmi. Non c’è occasione di spostarsi o andare da qualche parte che non sia fatto ad uso della ..fotografica..mia moglie e mia figlia sanno quel che dico.
9- Se dovessi raccontare del lavoro artistico di un qualsiasi autore, certamente, sarei incuriosito dai rituali, dalle fobie, dalle attese... Esiste un aneddoto a cui ti senti più legato, o che più rispecchia il tuo lavoro? Hai voglia di raccontarcelo?
Onestamente non ho fobie o rituali particolari, vivo con l’ansia dello scatto e vado osservando tutto con grande attenzione, vorrei fotografare di più le persone ..ma non rubando la foto con un tele…per quello ci sono professionisti più preparati di Me, ma magari potendomi avvicinare e spiegando cosa mi spinge a ritrarli, ma non è così facile, anche scambiando due parole cercando di tranquillizzarli sulle vere intensioni dello scatto il tutto è vissuto, forse a ragione, come un invadere gli spazi propri. Bisognerebbe avere il tempo per farsi conoscere ed entrare nelle grazie delle persone. Per un aneddoto curioso torno ad una foto di un artista di strada, un violinista, che ho scattato pochi giorni, fa’ . L’ho visto in una strada che cercava di attirare l’attenzione con il suo violino, sono sceso dalla moto, ho preso la fotografica e da lontano con un tele ho cominciato a scattare. Se n’è accorto e mi ha mostrato l’anulare medio, e come me se ne è accorta la gente che passava. Si son girati dalla mia parte così a passo spedito sono andato da Lui che imprecando in qualche lingua dell’est mi ci mandava. Con tono pacato gli ho detto che la mia come la sua è una forma d’arte e che quindi eravamo sulla stessa strada...Lui mi guarda e mi risponde..Io con la mia arte ci campo, tu non puoi fare come tutti che fotografano e poi se ne vanno. Giusto, volevo ringraziare con questi, e gli passo qualche Euro. Da quel punto ha cominciato a sorridere con un sorriso d’oro, in tutti i sensi e a mettersi in posa, ovunque mi spostassi per ritrarlo si girava e sorrideva, togliendo quel po’ di spontaneità che cercavo..cmq. le foto mi son piaciute.
10- Il web, può rappresentare una valida piattaforma di lancio per fotografi alle prime esperienze? Come hai vissuto la tua esperinza?
Credo che sia veramente la più valida piattaforma per i fotoamatori che confrontandosi vogliano crescere. Salvo che non ci si rivolga a corsi specializzati è il primo esame da superare. Ovviamente non basta postare una foto ed aspettare i bravo, bella, splendida etc ,etc...devi aver la fortuna che qualche bravo fotografo spenda del tempo e ti illumini su quel che non và. Il mio inizio è stato positivo perchè ho postato discrete foto, poi però mi son fatto prendere dalla mano e dalla voglia esasperata di scattare cercando di compiacere gli altri e Me, che subito grazie a quei signori che prima citavo, son dovuto scendere dalle nuvole e ridimensionarmi un bel po’. Tuttora posto foto che forse onestamente sarebbe meglio tenessi in qualche cartella ma il tutto mi sta aiutando ad affinare la tecnica.