
Robertomaria Rivas, " Il viaggio "

Robertomaria Rivas, " Primavera nera "
La
macchina fotografica è, per me, il contrario di una
pistola…“premere il grilletto” serve a far sparare alla
macchina scatti che non uccidono, ma fanno vivere e rivivere nel
tempo!
Robertomaria Rivas
fotografa l’anima.
L’anima delle cose e
delle persone, di tutto ciò che gli ruota attorno, di tutto
ciò che gli parla dentro.
Sono i suoi “luoghi
interiori” a destare interesse perché si riflettono
inevitabilmente nelle immagini di cui riesce a fermare l’essenza.
Ed è in quell’incontro di emozioni che nasce la magia delle
sue foto.
Il suo occhio attento
alle sfumature di colori, luci e sensazioni diventa l’obiettivo
della sua macchina fotografica, che come il bisturi per un chirurgo,
riesce a ridare vita a oggetti inanimati o a sguardi apparentemente
spenti. Cattura un particolare che pulsa di energia vitale e gli
regala l’eternità.
E’ come un abbraccio
forte alle cose che osserva per strada e che diventano parte di se
nell’attimo di un click.
Diventa un viaggio
interessante percorrere la sua galleria fotografica e soffermarsi su
ogni piccolo particolare di ciascuna fotografia. Osservandole tutte
con l’attenzione che meritano si può scorgere una vena
malinconica che le avvolge con la consapevolezza di essere percepita.
Come una sottile nebbia
di emozioni sospese a trattenere il respiro.
E
non so perché ma sono certa che se ora lui fosse qui, accanto
a me, scatterebbe una foto sui movimenti decisi della mia penna a
violare il candore di questo foglio bianco. Una mano che scrive, un
foglio di carta, una penna, la giusta luce ad illuminare i pensieri
ed ecco che sarebbe di nuovo magia. Ancora una volta magia.
Robertomaria
Rivas espone i propri scatti nella sua galleria personale: clicca
qui
Introduzione a cura di: Stefania L.
1-
“Vivo nelle immagini il mio dire!” Sentendomi ospite gradito
della tua galleria, ho cercato, con grande ammirazione, un pensiero
che più sviluppasse i tuoi scatti. Questo pensiero rappresenta
la tua indole artistica? Perchè?
L’immagine
non è altro che la sintesi estrema del tempo, la sua massima
contrazione, l’attimo che abbiamo colto per incatenare nella
memoria una particolare percezione… per sempre! Al tempo stesso,
questa immagine, è un racconto che racchiude in se tutti i
pregiati semi della narrazione. In tale fugace racconto io cerco di
“leggere” quello che tu conosci bene essere il “mio dire” che
amo definire “Luoghi interiori”… il racconto delle emozioni…
un’osmosi cercata e vissuta a pelle tra testo ed immagine. Nei
miei scatti, difatti, cerco di far risaltare la forza espressiva cui
tendo… sempre sentendosi non “avanguardia” ma serio profano che
arranca sul selciato della conoscenza. La macchina fotografica è,
per me, il contrario di una pistola…. “premere il grilletto”
serve a far sparare alla macchina scatti che non uccidono, ma fanno
vivere e rivivere nel tempo!
2-
Credendo fermamente nella spontaneità del caso e vivendo ogni
nuova idea con l'ennesima ispirazione da osservatore, ti chiedo:
“Quanto conta l'umiltà, la generosità, la voglia di
mettersi in discussione e l'amore per quello che ti circonda nella
fotografia? Perchè?
Credo
siano la base non solo della fotografia ma di tutto uno stile di vita
al quale, prima o poi, si decide di aderire. Ed è anche questo
che fa di tanti cuori in eterna diaspora come me non degli artisti,
non persone di spicco, non figurine da palcoscenico ma eserciti ed
eserciti di persone normali. Le virtù debbono tornare ad
essere il fertilizzante della vita… e, senza i valori cui tu fai
riferimento, nessuno potrà mai trovare un miglioramento sia
interiore che artistico, in alcuna attività… lavoro, hobby,
sport etc.
3-
Parlando di una fotografia, esalterei volentieri le mie emozioni e la
poesia che emana ad ogni battito di ciglio. Se dovessi scegliere una
degna convivenza tra arti, sicuramente, sarei tentato dall'emotività
che regala la poesia e da quel flusso visionario che è la
fotografia.
Secondo
te, fotografia e poesia possono essere degne di convivenza?
Se
la fotografia fosse una poesia, come esprimeresti l'abbaglio di un
ricordo da non dimenticare?
Ogni
buon fotografo mette nei propri scatti una saggia dose di poesia,
quella che gli appartiene, per indole o per cultura, così come
lo scrittore ama deliziare i suoi lettori, descrivendo a parole, ma
con perizia fotografica, lo scenario che si erge nella mente… nella
fantasia… dal suo privilegiato balcone di osservatore. Poesia e
fotografia sono sicuramente degne di imprescindibili radici ed
inseparabili emozioni e non si tratta di banale “convivenza”…
c’è anche chi “divorzia” per il gusto vano di
“dissacrare” o “scandalizzare”. Tutto è plausibile ed
opinabile… Salvator Dalì era considerato un folle… e
Ligabue era pazzo sul serio… eppure sono stati contestati,
ostacolati, inibiti nella propria sfera creativa… Quello che ha
fatto di loro dei “grandi” uomini davvero è stato solo il
fatto che, indipendentemente da ciò che diceva la gente, essi
hanno continuato a perseguire i propri “luoghi interiori”… e
cioè quel che cerco di fare nel mio piccolo. Descrivere poi ad
immagini un ricordo.. per me basta tirar fuori la foto dei genitori…
altri valori… anch’essi indelebili!
4-
Il più delle volte, rappresenti e dai voce a tutto ciò
che la strada cerca di nascondere. Se ti proponessi un reportage di
pensieri essenziali, cosa ci racconteresti della strada? Parlaci di
un tuo aneddoto.
La
strada è biblicamente “la via”! Il luogo fisico che indica
e traccia delle rotte, convenzionali o meno, ma sul quale si impernia
il nostro quotidiano. Questo banale concetto può rappresentare
il percorso interiore che affrontiamo o che avremmo voluto affrontare
ma anche il “modo o mezzo” per arrivare! Differenza sottilissima
ma sostanziale. E’ quindi un concetto che avoca a se una quantità
enorme di possibili implicazioni ed interpretazioni. Io amo la strada
perché è il vero specchio della nostra società,
nel bene e nel male. Non è quindi una sala di posa, non c’è
trucco, non ci sono “location”, niente costumisti… nulla di
nulla. Per questo è difficile la foto di strada.. perché
è cruda e spesso la verità non piace. Ora, immagina una
strada nella vecchia Roma di metà ottocento… è notte
ed ha smesso da poco di piovere… sampietrini lucidi, non ci sono
luci nelle case prospicienti la mia strada. Come piramide nel deserto
su quel lucido pavè s’erge il fascio tremolante di una
lampada a petrolio. Sshhh… ascolta… sta arrivando una carrozza…
senti i ferri del cavallo stridere sul selciato… rumore ritmico che
sfuma nella notte… il sordo rotolare via dei ferri delle ruote,
mentre il cono giallo si ricompone e torna lì a sottendere
nessuno dopo la repentina ombra. Per un attimo quel fascio di luce ha
visto, sotto di se, passare un pizzico di storia. Così è
la fotografia… e noi siamo quel lampione. Per la strada tutto è
essenziale sin quando siamo noi essenziali alla nostra voglia di
essere e di mostrare ciò che sappiamo fare.
5-
Con il passaggio alla fotografia digitale e con la sempre più
viva presenza di programmi di fotoritocco, dimmi: “ Quanto conta,
per te, il ricordo degli scatti a pellicola?
Avevo
nove anni quando per la prima volta entrai in camera oscura con mio
padre. Mi faceva agitare le bacinelle di sviluppo, di fissaggio…
poi guardavo lui che con le dita quasi “carezzava” la carta…
il calore delle mani aiutava a sviluppare prima, permettendo il
risalto di alcune parti dell’immagine rispetto altre. La luce rossa
poi e l’odore dell’asciugatrice/laminatrice sono frammenti
indelebili… ma non basta… cosa più difficile e delicata
era sviluppare il negativo… avvolgerlo nella spirale che si
caricava con un movimento alternato delle mani… il dosaggio degli
acidi. Era una grande avventura da vivere al buio… ecco più
che lo scatto, i miei ricordi sono legati a quanto, di misterioso,
racchiudeva la famigerata “camera oscura” che automaticamente, e
non ho mai capito perché, finiva anche per farci parlare
sottovoce. Il misticismo ai sali d’argento!!!
6-
“Primavera nera” è un tuo scatto. Cosa e perchè ti
ha rapito quel momento?
Tutto
nasce sempre per caso ma poi siamo noi a dargli una mano a diventare
“un caso”! Lo scatto cui ti riferisci nasce in una normale e
brumosa mattina di mezza stagione… un sole scialbo troppo bianco
per essere disegnato e, nel contempo, una tendina di nuvole così
leggere da essere notate appena ad occhio nudo. Gli alberi controluce
e quelli facenti parte della quinta prospettica mi esplodono davanti
all’improvviso. Fermo la macchina e scendo… faceva freddo anche
se già formalmente si era entrati in primavera… ed ho
fermato quel gioco di ombre cinesi. Mio nonno da dietro un lenzuolo,
con l’ausilio di una lampada, inventava delle storie meravigliose
per intrattenerci nelle domeniche in famiglia… parliamo del
paleolitico però!!!... quello scatto mi ha ricordato le ombre
cinesi, forme nere disegnate controluce.
7-
“ Il viaggio” è un tuo scatto. Voler dire è come
nascondere se stessi! Perchè questo scatto?
Non
è nascondere se stessi è un andare, indipendentemente
da chi sia il padrone delle gambe, un andare nella propria direzione,
così come fa il mare da millenni. Ognuno di noi ha la sua
strada da percorrere, perpendicolare a tante altre.
8-
Con “In bianco e nero”, stiamo cercando di ricreare motivazioni,
stati d'animo, esperienze e modi di osservare la vita. Pensi che la
nostra sia una strada da seguire?
Ci
credo ciecamente specialmente perché ognuno di noi ha la
propria “motivazione” per perseguire un obiettivo ma, tutti
quanti noi, non possiamo fare a meno “degli altri” per essere
semplicemente noi e continuare a fare quello in cui crediamo!
9-
Le nuove idee rappresentano una valida motivazione di crescita;
tuttavia, la voglia di mettersi in discussione e la proposta di nuove
iniziative è alla base di questo sito. Quale nuova idea o
argomentazione, vorresti che si trattasse in questo luogo?
L’avvento
del digitale ha reso possibile molto… ma non tutto! Credo molto più
nelle capacità umane che nel saper usare bene “un mezzo”!
E’ una bella scommessa ed un ottimo argomento di trattazione così
come quei confini ancora poco decifrabili che si ergono tra interno
ed esterno di una persona. Questo potrebbe essere un argomento “i
rapporti”… argomento difficile da trattare a livello fotografico
ma proprio per questo, lo voterei quale futuro contest. Io credo
fortemente nel “contest” qualora fatto con garbo e con saggezza,
così come avete già fatto e spero vogliate continuare a
fare!
|