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Thursday, August 28, 2008 ..:: Intervista a robertomaria ::..   Login
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Robertomaria Rivas, " Il viaggio "

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Robertomaria Rivas, " Primavera nera "

La macchina fotografica è, per me, il contrario di una pistola…“premere il grilletto” serve a far sparare alla macchina scatti che non uccidono, ma fanno vivere e rivivere nel tempo!

Robertomaria Rivas fotografa l’anima.
L’anima delle cose e delle persone, di tutto ciò che gli ruota attorno, di tutto ciò che gli parla dentro.
Sono i suoi “luoghi interiori” a destare interesse perché si riflettono inevitabilmente nelle immagini di cui riesce a fermare l’essenza. Ed è in quell’incontro di emozioni che nasce la magia delle sue foto.
Il suo occhio attento alle sfumature di colori, luci e sensazioni diventa l’obiettivo della sua macchina fotografica, che come il bisturi per un chirurgo, riesce a ridare vita a oggetti inanimati o a sguardi apparentemente spenti. Cattura un particolare che pulsa di energia vitale e gli regala l’eternità.
E’ come un abbraccio forte alle cose che osserva per strada e che diventano parte di se nell’attimo di un click.

Diventa un viaggio interessante percorrere la sua galleria fotografica e soffermarsi su ogni piccolo particolare di ciascuna fotografia. Osservandole tutte con l’attenzione che meritano si può scorgere una vena malinconica che le avvolge con la consapevolezza di essere percepita.
Come una sottile nebbia di emozioni sospese a trattenere il respiro.
E non so perché ma sono certa che se ora lui fosse qui, accanto a me, scatterebbe una foto sui movimenti decisi della mia penna a violare il candore di questo foglio bianco. Una mano che scrive, un foglio di carta, una penna, la giusta luce ad illuminare i pensieri ed ecco che sarebbe di nuovo magia. Ancora una volta magia.
Robertomaria Rivas espone i propri scatti nella sua galleria personale: clicca qui

Introduzione a cura di: Stefania L.


1- “Vivo nelle immagini il mio dire!” Sentendomi ospite gradito della tua galleria, ho cercato, con grande ammirazione, un pensiero che più sviluppasse i tuoi scatti. Questo pensiero rappresenta la tua indole artistica? Perchè?

L’immagine non è altro che la sintesi estrema del tempo, la sua massima contrazione, l’attimo che abbiamo colto per incatenare nella memoria una particolare percezione… per sempre! Al tempo stesso, questa immagine, è un racconto che racchiude in se tutti i pregiati semi della narrazione. In tale fugace racconto io cerco di “leggere” quello che tu conosci bene essere il “mio dire” che amo definire “Luoghi interiori”… il racconto delle emozioni… un’osmosi cercata e vissuta a pelle tra testo ed immagine. Nei miei scatti, difatti, cerco di far risaltare la forza espressiva cui tendo… sempre sentendosi non “avanguardia” ma serio profano che arranca sul selciato della conoscenza. La macchina fotografica è, per me, il contrario di una pistola…. “premere il grilletto” serve a far sparare alla macchina scatti che non uccidono, ma fanno vivere e rivivere nel tempo!

2- Credendo fermamente nella spontaneità del caso e vivendo ogni nuova idea con l'ennesima ispirazione da osservatore, ti chiedo: “Quanto conta l'umiltà, la generosità, la voglia di mettersi in discussione e l'amore per quello che ti circonda nella fotografia? Perchè?

Credo siano la base non solo della fotografia ma di tutto uno stile di vita al quale, prima o poi, si decide di aderire. Ed è anche questo che fa di tanti cuori in eterna diaspora come me non degli artisti, non persone di spicco, non figurine da palcoscenico ma eserciti ed eserciti di persone normali. Le virtù debbono tornare ad essere il fertilizzante della vita… e, senza i valori cui tu fai riferimento, nessuno potrà mai trovare un miglioramento sia interiore che artistico, in alcuna attività… lavoro, hobby, sport etc.

3- Parlando di una fotografia, esalterei volentieri le mie emozioni e la poesia che emana ad ogni battito di ciglio. Se dovessi scegliere una degna convivenza tra arti, sicuramente, sarei tentato dall'emotività che regala la poesia e da quel flusso visionario che è la fotografia.
Secondo te, fotografia e poesia possono essere degne di convivenza?
Se la fotografia fosse una poesia, come esprimeresti l'abbaglio di un ricordo da non dimenticare?

Ogni buon fotografo mette nei propri scatti una saggia dose di poesia, quella che gli appartiene, per indole o per cultura, così come lo scrittore ama deliziare i suoi lettori, descrivendo a parole, ma con perizia fotografica, lo scenario che si erge nella mente… nella fantasia… dal suo privilegiato balcone di osservatore. Poesia e fotografia sono sicuramente degne di imprescindibili radici ed inseparabili emozioni e non si tratta di banale “convivenza”… c’è anche chi “divorzia” per il gusto vano di “dissacrare” o “scandalizzare”. Tutto è plausibile ed opinabile… Salvator Dalì era considerato un folle… e Ligabue era pazzo sul serio… eppure sono stati contestati, ostacolati, inibiti nella propria sfera creativa… Quello che ha fatto di loro dei “grandi” uomini davvero è stato solo il fatto che, indipendentemente da ciò che diceva la gente, essi hanno continuato a perseguire i propri “luoghi interiori”… e cioè quel che cerco di fare nel mio piccolo. Descrivere poi ad immagini un ricordo.. per me basta tirar fuori la foto dei genitori… altri valori… anch’essi indelebili!

4- Il più delle volte, rappresenti e dai voce a tutto ciò che la strada cerca di nascondere. Se ti proponessi un reportage di pensieri essenziali, cosa ci racconteresti della strada? Parlaci di un tuo aneddoto.

La strada è biblicamente “la via”! Il luogo fisico che indica e traccia delle rotte, convenzionali o meno, ma sul quale si impernia il nostro quotidiano. Questo banale concetto può rappresentare il percorso interiore che affrontiamo o che avremmo voluto affrontare ma anche il “modo o mezzo” per arrivare! Differenza sottilissima ma sostanziale. E’ quindi un concetto che avoca a se una quantità enorme di possibili implicazioni ed interpretazioni. Io amo la strada perché è il vero specchio della nostra società, nel bene e nel male. Non è quindi una sala di posa, non c’è trucco, non ci sono “location”, niente costumisti… nulla di nulla. Per questo è difficile la foto di strada.. perché è cruda e spesso la verità non piace. Ora, immagina una strada nella vecchia Roma di metà ottocento… è notte ed ha smesso da poco di piovere… sampietrini lucidi, non ci sono luci nelle case prospicienti la mia strada. Come piramide nel deserto su quel lucido pavè s’erge il fascio tremolante di una lampada a petrolio. Sshhh… ascolta… sta arrivando una carrozza… senti i ferri del cavallo stridere sul selciato… rumore ritmico che sfuma nella notte… il sordo rotolare via dei ferri delle ruote, mentre il cono giallo si ricompone e torna lì a sottendere nessuno dopo la repentina ombra. Per un attimo quel fascio di luce ha visto, sotto di se, passare un pizzico di storia. Così è la fotografia… e noi siamo quel lampione. Per la strada tutto è essenziale sin quando siamo noi essenziali alla nostra voglia di essere e di mostrare ciò che sappiamo fare.

5- Con il passaggio alla fotografia digitale e con la sempre più viva presenza di programmi di fotoritocco, dimmi: “ Quanto conta, per te, il ricordo degli scatti a pellicola?

Avevo nove anni quando per la prima volta entrai in camera oscura con mio padre. Mi faceva agitare le bacinelle di sviluppo, di fissaggio… poi guardavo lui che con le dita quasi “carezzava” la carta… il calore delle mani aiutava a sviluppare prima, permettendo il risalto di alcune parti dell’immagine rispetto altre. La luce rossa poi e l’odore dell’asciugatrice/laminatrice sono frammenti indelebili… ma non basta… cosa più difficile e delicata era sviluppare il negativo… avvolgerlo nella spirale che si caricava con un movimento alternato delle mani… il dosaggio degli acidi. Era una grande avventura da vivere al buio… ecco più che lo scatto, i miei ricordi sono legati a quanto, di misterioso, racchiudeva la famigerata “camera oscura” che automaticamente, e non ho mai capito perché, finiva anche per farci parlare sottovoce. Il misticismo ai sali d’argento!!!

6- “Primavera nera” è un tuo scatto. Cosa e perchè ti ha rapito quel momento?

Tutto nasce sempre per caso ma poi siamo noi a dargli una mano a diventare “un caso”! Lo scatto cui ti riferisci nasce in una normale e brumosa mattina di mezza stagione… un sole scialbo troppo bianco per essere disegnato e, nel contempo, una tendina di nuvole così leggere da essere notate appena ad occhio nudo. Gli alberi controluce e quelli facenti parte della quinta prospettica mi esplodono davanti all’improvviso. Fermo la macchina e scendo… faceva freddo anche se già formalmente si era entrati in primavera… ed ho fermato quel gioco di ombre cinesi. Mio nonno da dietro un lenzuolo, con l’ausilio di una lampada, inventava delle storie meravigliose per intrattenerci nelle domeniche in famiglia… parliamo del paleolitico però!!!... quello scatto mi ha ricordato le ombre cinesi, forme nere disegnate controluce.

7- “ Il viaggio” è un tuo scatto. Voler dire è come nascondere se stessi! Perchè questo scatto?

Non è nascondere se stessi è un andare, indipendentemente da chi sia il padrone delle gambe, un andare nella propria direzione, così come fa il mare da millenni. Ognuno di noi ha la sua strada da percorrere, perpendicolare a tante altre.

8- Con “In bianco e nero”, stiamo cercando di ricreare motivazioni, stati d'animo, esperienze e modi di osservare la vita. Pensi che la nostra sia una strada da seguire?

Ci credo ciecamente specialmente perché ognuno di noi ha la propria “motivazione” per perseguire un obiettivo ma, tutti quanti noi, non possiamo fare a meno “degli altri” per essere semplicemente noi e continuare a fare quello in cui crediamo!

9- Le nuove idee rappresentano una valida motivazione di crescita; tuttavia, la voglia di mettersi in discussione e la proposta di nuove iniziative è alla base di questo sito. Quale nuova idea o argomentazione, vorresti che si trattasse in questo luogo?

L’avvento del digitale ha reso possibile molto… ma non tutto! Credo molto più nelle capacità umane che nel saper usare bene “un mezzo”! E’ una bella scommessa ed un ottimo argomento di trattazione così come quei confini ancora poco decifrabili che si ergono tra interno ed esterno di una persona. Questo potrebbe essere un argomento “i rapporti”… argomento difficile da trattare a livello fotografico ma proprio per questo, lo voterei quale futuro contest. Io credo fortemente nel “contest” qualora fatto con garbo e con saggezza, così come avete già fatto e spero vogliate continuare a fare!


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