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intervista ad Andrea Gasparro
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“...la macchina fotografica per me è un filtro per osservare la realtà che mi circonda e che si è fotografi anche senza macchina fotografica.”
Catturare dalla folla degli eventi il fuoco della propria umanità è l'incontro e la riconferma di quella vena artistica, preponderante, che non sa arrendersi dinanzi all’affascinante essenzialità dell'immagine. I b/n di Andrea Gasparro barbicano nel profondo, rappresentando quella voce interiore che colpisce prima l’anima dell’uomo, ancor prima d’impossessarsi della ricerca di essenzialità dell’occhio del fotografo. Scatti come “ Sono tra noi”, “ Pensieri urbani “, “ Ci spiano”, rappresentano, vissuto dal lato critco-ironico-, la personalità di questo fotografo che emerge, rasserenandosi in verità da sempre lasciate al caso. Il chiasso della solitudine prende forma ed ha preferenza esplicita nel suo portfolio; talvolta, il solo soffermarsi a simili situazioni ci rende speciali, e mai – potremmo dire – cos’è realmente un fotografo? “Arte” è una parola complessa. Scrivere è un’arte complessa. Fotografare è un’arte complessa. Vivere è un’arte complessa, tuttavia, è più complesso raccontare di se stessi; il resto è l’artista che si contrappone all’arte… Le fotografie in B/N di Andrea Gasparro sono esposte su: Clicca qui1- Il sentirsi prigionieri della propria anima e credere che una nuova vita si svegli ogni giorno, è il saldo che il cuore riceve dalle proprie azioni. E' il tuo modo di vivere la tua fotografia?
La risposta è un grande si scontato!! Se non credi che la fotografia sia la voglia di raccontare la propria vita e ciò che giorno dopo giorno senti in un divenire sempre nuovo, allora è meglio andare a giocare a bingo!!!!
2- Credi che la sensibilità sia una dote indispensabile per un buon fotografo?
Non si fotografa con lo zoom, il mirino e i filtri, ma si fotografa con gli occhi che vedono il mondo con la propria sensibilità creativa ed umana. Questa per me è la fotografia
3- Scegliere uno scatto ideale, per te, significa abbandonarsi all'istinto o all'abilità metodica di una pre-scenografia?
Sicuramente all’istinto che ti porti dietro quando sei con la macchina fotografica.
4- Esiste lo scatto perfetto?
Lo scatto perfetto? Mi accontenterei di strasmettere emozioni con i miei scatti, ma lo scatto perfetto è una ricerca che non finisce mai e per fortuna non arriva mai alla conclusione. Guardando le foto, ci si dice: questa è la migliore che ho fatto, ma poi questa affermazione si ripropone continuamente senza fine...e la ricerca continua!!
5- La fotografia in bianco e nero, conserva un fascino proprio, e se ben rappresentata riesce ad esprimere l'idea e l'attimo in cui si ha a disposizione. Perchè la tua passione per la fotografia in bianco e nero?
La mia passione per il B/N viene da lontano. Viene dalle notti passate insonni nel bagno di casa attrezzato a camera oscura. Viene dal fatto che il primo amore non si scorda mai.
6- Secondo te, quando il bianco e nero può o deve essere sostituito con il colore?
Il B/N è un modo di pensare la foto che mi ha sempre interessato di più del colore, che mi è sembrato sempre troppo reale e facile da gestire. So che ciò non è vero. Il colore ha il suo fascino e va saputo gestire con occhio ed abilità. Io uso il colore solo quando esso stesso deve parlare direttamente a chi guarda. Lo uso in modo astratto e fine a se stesso.
7- Inseguire uno scopo significa avere fiducia nelle proprie capacità. Esiste un fotografo a cui ti ispiri o cerchi di seguirne la strada?
Sono un autodidatta, ho cominciato con mio padre da ragazzo, poi ho letto ed imparato molto da tutte le foto che ho visto, ma ho sempre cercato di raccontare le cose dal mio punto di vista. Ognuno comunque porta con se sempre pezzi di altre storie già raccontate.
8- Il primo scatto rappresenta un momento della propria emotività che ogni fotografo cerca di conservare in sé. Perchè il tuo primo scatto? Quando, hai realizzato che non potevi vivere senza macchina fotografica?
Il primo scatto è nato dalla curiosità di capire il funzionamento della macchina di mio padre (non reflex). Tempi, diaframma e distanze in quelle ghiere coassiali mi attraevano e volevo coglierne l’essenza. Da allora ho capito, che la macchina fotografica per me è un filtro per osservare la realtà che mi circonda e che si è fotografi anche senza macchina fotografica.
9- Se dovessi raccontare del lavoro artistico di un qualsiasi autore, certamente, sarei incuriosito dai rituali, dalle fobie, dalle attese... Esiste un aneddoto a cui ti senti più legato, o che più rispecchia il tuo lavoro? Hai voglia di raccontarcelo?
Era il 1977 all’Università. Il movimento si stava facendo violento. La polizia anche. Io andavo alle dimostrazioni con la mia attrezzatura. Una volta a Firenze ad un comizio del MSI mi trovai fra i tafferugli. Avevo fatto foto bellissime ai fascisti, ai poliziotti schierati, ai dimostranti della sinistra extra-parlamentare. Quelle foto non le ha viste mai nessuno, ma in cambio ho ancora la cicatrice sulla testa.
10- Il web, può rappresentare una valida piattaforma di lancio per fotografi alle prime esperienze? Come hai vissuto la tua esperienza?
Il web è un luogo di confronto eccezionale e lo consiglierei a tutti coloro che amano la fotografia, ma spesso in esso vi si ritrovano le contraddizioni del mondo reale. In questo sito mi trovo veramente bene.
 
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