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Intervista a Fabrizio Barbanti
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 Osservando gli scatti di Fabrizio Barbanti ho un pensiero ricorrente: “Non ho vissuto abbastanza secoli in un’ora quanti nelle verità impresse nella memoria di un solo secondo...!” Forse, è un solo un pensiero esordiente, ma riuscire a catturare la vera forza delle fotografie di Fabrizio. Le sue immagini hanno residenza nel passato, in un tempo che l'estro era vera arte, e la pellicola, un modo per far trapelare le proprie emozioni. Ritrae istantanee di vita, a volte, s'arricchisce di quella visionarietà eccentrica di chi ha voglia di raccontare ed essere ascoltato; ma il passato ha un futuro nel presente, e so con certezza che le sue verità emergeranno...tutti saranno ricordati per quelle che sono le nostre qualità, e non sarà mai la fama a renderci immortali, quanto la passione che abbiamo dimostrato di possedere nei nostri anni di vita. Le vecchie emozioni corrono a pari passo con le nuove e con quell’indole pragmatica che ci appartiene. “ Cane sonnacchioso” e “ Rocca” esordiscono con l’emotività di un disegno, in realtà, vivono nella necessità di sperimentare il b/n in soluzioni differenti; ma è l’esperienza che mostra la sua voce più possente. In “ Un uomo nebbioso “, sicuramente, è una foto metafora e lascia libera interpretazione di sé, e non saremo noi a svelarne la vera emotività…
Ogni attimo di vita di Fabrizio Barbanti è esposto nella galleria di inbiancoenero.com: clicca qui.
1-Il sentirsi prigionieri della propria anima e credere che una nuova vita si svegli ogni giorno è il saldo che il cuore riceve dalle proprie azioni. E' il tuo modo di vivere la tua fotografia?
No, ho impostato la mia vita su grandi obiettivi personali, il lavoro che più mi piaceva, la famiglia moglie e figli, la crescita professionale, la casa e più grandi e complessi erano gli obiettivi che mi ponevo più grande e intenso era l’impegno che ci mettevo a cercare di raggiungerli. Lo stesso posso dire per la fotografia, è una passione sopita dentro di me per tanti anni sopraffatta dagli altri obiettivi che si è riaccesa intensamente da qualche mese, quando ho scoperto che i miei lavori potevano essere visionati da altri sui siti che ho imparato a frequentare. Il mio personale modo di vedere la fotografia è oggi la ricerca di un mio stile personale che si differenzi da quelli degli altri per modo e tecnica per composizione e per le emozioni che vedo in ogni inquadratura.
2- Credi che la sensibilità sia una dote indispensabile per un buon fotografo?
La sensibilità è una delle componenti necessarie per un buon fotografo, ma ritengo di andare controcorrente rispetto a quanto si vede ai giorni nostri che l’educazione e la invisibilità siano le armi più importanti per entrare in sintonia con il soggetto fotografato sia esso umano, animale o naturale.
3- Scegliere uno scatto ideale, per te, significa abbandonarsi all'istinto o all'abilità metodica di una pre-scenografia?
Il mio motto è questo: una foto si forma nel cervello del fotografo prima che l’occhio sia vicino al mirino, dunque sembrerebbe che la metodica sia l’arma più idonea, ma ovviamente ci sono le eccezioni, in questo periodo sono più che altro alla ricerca della manualità correlata alla velocità d’impostazione pertanto gli scatti in questo periodo potrei definirli a pioggia battente, ma prima di iniziare seguo sempre un progetto di base che cerca di incanalare tutta la sequenza degli scatti.
4- Esiste lo scatto perfetto?
NO – il mio modo di pensare mi porta ad affermare che lo scatto perfetto è quello che verrà dopo quello appena fatto.
5- La fotografia in bianco e nero, conserva un fascino proprio, e se ben rappresentata riesce ad esprimere l'idea e l'attimo in cui si ha a disposizione. Perchè la tua passione per la fotografia in bianco e nero?
Si potrebbe pensare che chi ama le foto in bianco e nero abbia retaggi antichi insiti nel DNA, io in particolare molti anni fa pioneristicamente ed in modo oso dire rocamboleschi sviluppavo foto in bianco e nero, molti lavori di allora sono stati recentemente rieditati in digitale e debbo dire che le emozioni al vedere quelle immagini sono state fortissime (scusate ma un pò di nostalgia per i miei anni di gioventù). Credo però che, ancora oggi costringere l’immagine in due colori base sia un modo come un altro per richiamare l’attenzione di chi poi guarderà le immagini più sul contenuto emotivo che sul contenuto tecnico della foto stessa.
6- Secondo te, quando il bianco e nero può o deve essere sostituito con il colore?
Quando il contenuto emotivo della foto necessità dell’espressione grafica contenuta nelle gamme tonali dei colori, ad es. un incarnato di un bimbo che piange, un’immagine della natura che fiorisce in primavera, un grafismo estremo.
7- Inseguire uno scopo significa avere fiducia nelle proprie capacità. Esiste un fotografo a cui ti ispiri o cerchi di seguirne la strada?
Personalmente sono sempre in esame di coscienza qualsiasi azione io svolgo. Mi domando sempre avrai fatto la cosa giusta; avrai seguito la strada corretta. Chi è così presuntuoso da essere fiducioso nelle proprie capacità secondo me ha fallito, l’uomo è per natura curioso, dunque è sempre alla ricerca di quello che ignora chi può dire quindi io so tutto. No non seguo le strade percorse da altri ma ogni volta ne cerco una mia a costo di infilarmi sempre in strade sbagliate. Si, imparare di più sbagliando ma facendo, più che copiando.
8- Il primo scatto rappresenta un momento della propria emotività che ogni fotografo cerca di conservare in sé. Perchè il tuo primo scatto? Quando, hai realizzato che non potevi vivere senza macchina fotografica?
Voler conservare un’emozione, un ricordo della propria vita in un pezzo di carta lucida è questo il motivo della passione per la fotografia, negli anni 70 quando ho iniziato a fotografare disponevo solo di pochi mezzi sicuramente non professionali, direi come adesso, anche se con le digitali il passo è più facile e meno costoso ecco è stato sicuramente un episodio fortunato a farmi realizzare che la fotografia sarebbe diventata la mia passione.
9- Se dovessi raccontare del lavoro artistico di un qualsiasi autore, certamente, sarei incuriosito dai rituali, dalle fobie, dalle attese... Esiste un aneddoto a cui ti senti più legato, o che più rispecchia il tuo lavoro? Hai voglia di raccontarcelo?
Nel 1973 disponevo di una Ferrania di plastica, scatto e fuoco fisso di medio formato, con avanzamento del rullo manuale. Un giorno sopra la mia testa compare il dirigibile della Goodyear; corri, prendi la macchina e fagli uno scatto, poi mi sono spostato di qualche centinaio di metri per rifotografare ancora il dirigibile, ma mi sono dimenticato di far avanzare il rullino ed ho riscattato sulla pellicola gia impressa, ne sono usciti due dirigibili uno in fila indiana dietro all’altro, questa è stata la scintilla.
10- Il web, può rappresentare una valida piattaforma di lancio per fotografi alle prime esperienze? Come hai vissuto la tua esperienza?
Sicuramente oggi i mezzi tecnologici che abbiamo a disposizione consentono a tutti di far conoscere i propri lavori e soprattutto ad un vasto panorama di teste ciascuna pensante alla propria maniera, si dice che la pubblicità sia l’anima del commercio, beh, credo che depurando il motto dalla componente economica si possa ben sposare anche con la fotografia. Il mio primo approccio è stato nel maggio di quest’anno, dopo aver letto una rivista specializzata ho visto che era possibile inviare le foto a siti specializzati che poi mio figlio mi ha spiegato che si chiamavano “fotoblog” o fotocommunity una strada parallela alle chat dove le parole sono fondamentali ma che non mi hanno mai attirato. Debbo dire che sono stato sempre accolto bene, il fotoamatore mediamente è educato, cortese, simpatico con eccezioni verso l’alto (molte) o vero il basso (fortunatamente poche). Piano, piano ho fatto esperienza sia nel mettere (postare) le foto che nel commentare quelle degli altri. La componente commento è per me fondamentale, io faccio spesso commenti che di tecnico hanno poco, sono più che altro commenti “battute scherzose, amenità o facezie” che hanno lo scopo di allargare il senso di positività che voglio esprimere, esternare, comunicare agli altri, il mondo lo si vede dai giornali ogni giorno è pieno zeppo di brutture di cattiveria, di egoismo, facciamo tutti, ogni giorno una battuta di allegria, un sorriso a denti larghi e sicuramente il mondo sarà meno brutto.

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